AUTOCOMBUSTIONE UMANA

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AUTOCOMBUSTIONE UMANA

Messaggio  Fabius il Mer Dic 30, 2009 3:49 pm

Se digitiamo autocombustione umana su google potremo trovare molte storie che raccontano questi episodi. Sono molto curiosi, curiosi non sta per divertente perché cono reali e quindi delle povere persone sono morte o sono rimaste ustionate in modo permanente, ma sta perché questi fenomeni ancora non sono stati del tutto capiti, infatti ci sono diverse teorie.
Una di queste teorie prende in considerazione gli esperimenti di Tesla che aveva scoperto che un solo centimetro cubico fatto di molecole del nostro corpo può sviluppare circa 400.000 Volt, quindi l'auto combustione potrebbe essere un cortocircuito molecolare che fa bruciare il nostro corpo ( come avviene per gli elettrodomestici quando entrano in corto).
Un' altra tesi è che la causa dell'autocombustione umana sia il posto in cui vive la vittima, Larry Arnold è un ricercatore che cerca di svelare i segreti delle Ley lines, correnti di energia tellurica che solcano la superficie terrestre. Secondo questo ricercatore esiste una linea di fuoco, interpretata da lui usando quelle parole, che si estende per circa 650 km e comprede 5 città in cui ci sono stati 10 casi del fenomeno dell'autocombustione.
Di seguito trovate due di queste storie che girano per internet.
Nella serata di domenica 1° luglio 1951 la signora Mary Reeser, settantasette anni, si sentiva particolarmente depressa e se ne stava sola accoccolata sulla sua poltrona preferita concedendosi una sigaretta. Verso le 21 la sua colf, signora Pansy Carpenter, le aveva dato un veloce saluto di buonanotte e si era ritirata nella sua cameretta. La Reeser però le aveva detto di non avere sonno e che si sarebbe goduta ancora un pò di quella calda notte di St.
Petersburg, in Florida. Alle 5 del mattino la signora Carpenter si era svegliata di soprassalto, fortemente disturbata da un acre odore di fumo.
Pensando alla pompa dell'acqua surriscaldata - cosa che a volte succedeva - era scesa in garage per disattivarla e quindi era tornata a dormire. Ma alle 8 in punto si era di nuovo svegliata. Questa volta era il postino, che recapitava un telegramma per la signora Reeser. Firmata la ricevuta, la Carpenter si era affrettata verso la camera della padrona. Aprendo la porta, aveva notato con grande sorpresa che il pomello era caldo, al punto da non poterlo girare. Allora si era affacciata alla finestra e aveva chiesto aiuto a due decoratori che stavano lavorando appena al di là della strada. Entrato in casa, uno di loro, messo uno straccio ripiegato sul pomello, aveva spalancato la porta. La stanza sembrava vuota, né si notavano segni d'incendio. Poi la Carpenter aveva notato un grosso buco nel tappeto, proprio nel punto in cui un tempo stava la poltrona. Perché non ne erano rimasti che pochi brandelli. Nel bel mezzo spiccava un teschio umano, ridotto alla grandezza di una palla da baseball e un grosso frammento di fegato, attaccato a una vertebra. Accanto c'era un piede ancora infilato in una pantofola di raso. Uno spettacolo raccapricciante.
La povera signora Reeser era la vittima di un inquietante e misterioso fenomeno: la combustione umana spontanea, di cui sono noti alcune centinaia di casi. Ciò malgrado, nel loro testo guida Medicina forense, i dottori S.A. Smith e F.S. Fiddes si peritano di asserire con sicumera: «La combustione umana spontanea non può verificarsi, dunque non esiste alcuna motivazione per cui se ne debba parlare in questo contesto». Ecco un esempio tipico di ottusità, in cui la scienza denigra e rinnega ciò che non si allinea alla sua aspettativa, ciò che esce dal quadro canonico che essa si è fatto della realtà fisica. Si tratta della stessa cecità che spinse il pur grande chimico Lavoisier a negare l'esistenza dei meteoriti.
Il caso della povera signora Reeser merita la citazione perché viene anche ricordato dall'esimio professor John Taylor nel suo libro Science and thè Supernatural, un libro che si prefigge di scardinare il paranormale, una piaga che, secondo Taylor, altro non fa che dare credito a eventi che non posseggono nulla di scientifico. Ciò premesso e continuamente sottinteso, tuttavia Taylor è praticamente costretto dall'evidenza ad ammettere l'esistenza di alcuni fatti singolari «ragionevolmente convalidati» che la scienza stenta a spiegare e fra questi, appunto, ricorda quello della signora Reeser.
Ventinove anni dopo, nell'ottobre del 1980, un caso di combustione spontanea viene osservato da vicino. Ne è protagonista un pilota, donna, la signora Jeanna Winchester. Mentre sta viaggiando in auto lungo la Seaboard Avenue di Jacksonville, in Florida, in compagnia di un caro amico, Lesile Scott, tutto di colpo, il suo corpo si incendia come dal nulla. La donna, terrorizzata, grida di farla scendere subito dalla macchina. Scott, ancor più spaventato, lascia il volante e tenta disperatamente di spegnere le fiamme con le mani. L'auto, intanto, si schianta contro un palo del telegrafo. Al centro ustionati, si appura che oltre il 20% del corpo della donna è ustionato in modo grave. Per sua fortuna, Jeanna sopravvive.

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Re: AUTOCOMBUSTIONE UMANA

Messaggio  Chucky il Sab Feb 20, 2010 8:30 pm

che brutto modo morire così Shocked

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