The Grudge

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The Grudge

Messaggio  ikariaki il Mar Lug 28, 2009 5:51 pm



Regia: Takashi Shimizu
Anno: 2004
Paese: USA - Giappone
Cast:Sarah Michelle Gellar, Jason Behr, William Mapother, Clea Duvall, KaDee Strickland.


Karen (Sarah Michelle Gellar) è un'assistente sociale, in Giappone insieme al suo fidanzato (Jason Behr) per uno scambio culturale. Un giorno le chiedono di sostituire una sua collega, improvvisamente scomparsa, facendo visita ad una signora anziana in stato catatonico.In quella casa, Karen ,a parte l'anziana, non trova nessuno dei parenti ma solo un bambino dall'aria sinistra e una strana presenza dai capelli lunghi e neri.. Dopo essere entrata in quella casa non sa che dovrà far fronte ad una terribile maledizione che non lascia vivo chiunque incontra, sarà perseguitata da visioni agghiaccianti che la spingeranno a cercare delle risposte, scoprendo verità agghiccianti il tutto in una corsa contro il tempo per una via di salvezza..
Questo film è il remake americano del film giapponese "Ju-on", ma a differenza dei soliti remake questo film ha una marcia in più, attribuibile anche al fatto che il regista, Takashi Shimizu, non è cambiato, pertanto si è potuto dar vita ad un film nuovo, con l'aggiunta di elementi occidentali (il sangue, la mascella del soffitto, ecc..), senza perdere del tutto il fascino e la suspance tipica dei film orientali, ma "Ju-on" è stato solo da spunto per creare una storia nuova, il che è da lodare data la scarsa fantasia degli americani in questo ultimo periodo, e anche da punto di vista qualitativo "The Grudge" è nettamente superiore negli effetti e nella scenografie.
The Grudge è quello che si definisce tecnicamente uno shocker. Shimizu punta a far paura, ma soprattutto punta a non dare mai il tempo allo spettatore di riprendersi dallo spavento appena preso. In funzione di questo, il film non ha una struttura lineare, cosa che avrebbe costretto l’autore e lo sceneggiatore ad alcuni obbligati passaggi narrativi, necessari allo sviluppo di una storia: il regista, invece, sfrutta il facile escamotage dell’improvviso salto temporale per dare corpo ad una fitta serie di climax emotivi innescati dal solo motore narrativo della casa maledetta.



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